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Incerta è la vera origine di Mestre; sebbene
alcuni storici ritengano sia di epoca etrusca, è pressoché accertato
che la città sia già insediamento paleoveneto
circa tremila anni fa. Il nome sembra derivare da quello
del centurione romano Mestrius che vi costruì un
castrum.
Il
castrum romano, diventato dapprima fortezza con il
nome di "castelvecchio" e quindi distrutto
da Attila, viene infine ricostruito intorno al 1000.
Lungo il perimetro, che misurava più di un chilometro,
erano situate numerose torri, delle quali una (quella
dell'Orologio) è giunta fino a noi. La Magnifica
Comunità Mestrina, con a capo un Consiglio Civico,
fa parte dei possedimenti dapprima di Treviso, poi
di Venezia. Intanto fioriscono le Confraternite (di
quella di Santa Maria dei Battuti ci rimane la Scuola).
Mestre viene occupata nel 1245 da Ezzelino da Romano
e nel XIV secolo da Cangrande della Scala, prima di
entrare a far parte dei territori della Serenissima
(1500-1800) e di diventare rinomato luogo di villeggiatura.
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Nel
1800 i Francesi e, poi, gli Austriaci iniziano la
costruzione
dei forti di Mestre. Alla fine del secolo i forti Gazzera,
Carpenedo, Tron, Tessera e Malcontenta costituiranno
il campo trincerato di Mestre (poi ulteriormente ampliato),
che, fra l'altro, contribuirà alla vittoria
italiana nella prima guerra mondiale, fermando l'avanzata
austriaca, che aveva già oltrepassato il basso
Piave.
Al
principio del XX secolo Mestre assume una propria
fisionomia, con la costruzione delle vie Garibaldi
e Piave, del ponte Marzenego e del Teatro Toniolo.
Dopo la nascita di Porto Marghera, Mestre subisce un
rapido e disordinato sviluppo. Privata dell'autonomia
comunale nel 1926, non l'ha più riacquistata
(tranne una breve parentesi nel 1945, ad opera del
Comitato di Liberazione), nonostante abbia ormai da
tempo "rovesciato la situazione di città-periferia
del centro storico".
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