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560 d.C. - 1260 d.C.
L'arrivo
dei Longobardi nel 568 provocò una
frattura nella realtà veneta: in tutto il Veneto
nei secoli VI e VII le aree coltivare regredirono,
boschi e paludi si dilatarono; tutte le città ridussero
il loro spazio edificato e abitato; le strade romane
divennero impraticabili, determinando uno spostamento
del poco traffico sulla densa rete di vie d'acqua.
Una vasta fascia di terre scarsamente popolate e ricche
di acque e boschi divise il Veneto longobardo da quello
lagunare. Dopo la conquista di Carlo Magno, anche il
Veneto fu riordinato in contee e marche, ma il sistema
feudale dovette coesistere con elementi della tradizione
giuridica romana.
Nel
VII secolo prende forma un thema bizantino, con magistrature
locali, dipendenti dall'esarca di Ravenna:
i centri più importanti di questo ducato lagunare
sono Cittanuova, sede del potere politico e centro
culturale, Grado, sede del patriarca, e Torcello, centro
di traffici. Agli inizi del IX secolo la sede del doge
(non più ufficiale bizantino, ma capo della
aristocrazia lagunare) viene trasferita da Malamocco,
sul mare aperto, all'interno della laguna, su un gruppo
di isole che insieme formano la civitas Revoalti. Su
queste piccole terre emerse, collegate via via fra
loro fino a formare un unico insieme, solcato da una
fitta rete di canali, si forma tra il IX e il X secolo
il primo nucleo di una nuova città: Venezia.
Le
incursioni ungare del X secolo provocarono la ricostruzione
delle mura cittadine e la moltiplicazione dei castelli
sul territorio. Questi centri fortificati, nati per
la difesa delle popolazioni rurali, divennero strumenti
di controllo e sfruttamento signorile e alle città,
sede del vescovo e di un'autorità politica pubblica
sempre più debole, si affiancarono nella campagna
nuovi centri di potere religioso o militare.
Nel
984 Verona e la sua marca furono annesse al ducato
di Baviera e fino a tutto il secolo XI la città ebbe
vescovi tedeschi; per questi suoi legami con la Germania,
Verona terrà una posizione filo-imperiale fino
al 1160.
Con
la fine delle incursioni ungare la ripresa degli
scambi e della circolazione monetaria, determinò radicali
mutamenti nella vita sociale e politica. La crescita
demografica, agricola e commerciale dei secoli XI e
XII va a beneficio soprattutto delle città che
sono le maggiori sedi vescovili (Verona, Padova, Vicenza,
Treviso). Le istituzioni comunali invece nacquero dalla
convergenza fra la feudalità minore della città e
del contado con i nuovi ceti mercantili. Usurpando
poteri e diritti dei vescovi e dei conti, i Comuni
pretesero la sottomissione del contado. Federico I,
sceso in Italia cinque volte tra il 1154 e il 1177,
tentò di restaurare le prerogative regie. Padova,
Vicenza e Treviso aderirono a una "Lega di Verona",
confluita poi in quella lombarda.
Accanto
alle città, furono protagonisti delle
vicende del periodo 1230-60 alcuni dinamici rappresentanti
dell'aristocrazia feudale, che si erano trasferiti
in città conservando il controllo dei possessi
del contado, da cui derivano il nome: i da Romano,
i da Camino, i da Carrara, i d'Este.
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